• Premio Andersen 2021 come Miglior Libro Senza Parole. Ma di parole, questo albo illustrato ne fa sbocciare tantissime: semplici, delicate, silenziose, un po’ come i fiori spontanei che nascono sotto il cemento. Fiori di città (Sidewalk Flowers è titolo originale) di Jon Arno Lawson e Sidney Smith (Pulce Edizioni 2020), attraverso le sue illustrazioni, mostra il prendersi cura, la bellezza dei gesti semplici, la riscoperta delle piccole cose.

    Illustrazione tratta da “Fiori di città”

    Una bambina esce con il suo papà, ma lui parla al telefono, sembra distratto.

    In quel momento, per gioco o per noia, la bambina inizia a cogliere i fiori che incontra nel suo cammino, fiori di città a cui nessuno fa caso, piante vagabonde cresciute spontaneamente tra le fessure del cemento e tra le mattonelle dei marciapiedi. Tesori invisibili ai più, ma grande motivo di meraviglia per chi sa fermarsi a guardare.

    E se guardiamo meglio, questi fiori di città sono dappertutto, negli angoli delle strade, riflessi nell’acqua di una pozzanghera, cresciuti al limite di un giardino. Fiori spontanei, selvatici che nessuno sembra vedere tranne la bambina, che raccoglie i fiori che nessuno vuole, e li regala.

    Illustrazione tratta da “Fiori di città”

    Strade, ponti, negozi, parchi: tutto inizialmente appare grigio e spento in questa città, anche i suoi abitanti. Ma avviene un miracolo: i fiori raccolti vengono condivisi e questo gesto aiuta a far riacquistare colore al paesaggio, restituendo bellezza e vitalità.

    L’ambientazione urbana, così ben rappresentata in bianco e nero, dove l’unica traccia di colore ricorrente è quella della mantellina rossa della protagonista, ricorda un fumetto, per il suo modo di raccontare il susseguirsi degli eventi, per i primi piani e le inquadrature sui dettagli.

    Un albo che si rivolge a tutti, in grado di esortarci a diventare custodi dei piccoli tesori che abbiamo intorno.

    Buona lettura!

    Manuela

  • Ormai l’autunno è iniziato già da un po’, e in questi giorni piovosi e grigi, la coperta di lana e la tazza di tè fumante sono ufficialmente entrati a far parte del kit di soppravvivenza dei pomeriggi in casa. Uno degli albi illustrati che più mi piace sfogliare in questo periodo (ma non solo perchè è ambientato in autunno!) è questo: Autunno di Susanne Rotraut Berner per Topipittori, 2018.

    Un libro brulicante (poi vi spiego cosa vuol dire) di grande formato, che racconta uno spaccato di vita cittadina, pieno di attività, persone, bambini, animali, giochi e stranezze, in cui il tempo scorre, ora piano, ora veloce.

    Scritto e illustrato dalla grande illustratrice tedesca Rotraut Berner, vincitrice dell’Hans Christian Andersen Award 2016, è un libro che sorprende per la sua ricchezza e per gli spunti che offre.

    I libri delle stagioni – Autunno

    Autunno è forse l’albo illustrato che preferisco tra “I libri delle stagioni” di Susanne Rotraut Berner. Ogni volta che lo sfoglio, mi perdo a fantasticare e ad immaginare le infinite storie che avvengono a Wimmlingen, piccola città di fantasia. Ci sono case, strade, oche, volpi, vecchi amici, coppie che si amano, bambini che giocano e animali che scappano e vengono ritrovati.

    E’ arrivato l’autunno e alla sagra del paese, tutti si incontrano per fare festa.

    Al Centro Culturale c’è un esposizione di zucche e la più bella riceverà un premio.

    I bambini sono emozionati per la sfilata delle lanterne.

    Quante cose accadono in questa cittadina! L’autrice ci prende per mano e ci conduce alla scoperta di un piccolo grande universo ricco di particolari e dettagli, in cui lo sguardo si perde e si sposta, spinto da un’incessante curiosità. E credo sia proprio questa la potenzialità e la bellezza di questo albo illustrato: un libro senza parole ma che di parole ne fa nascere tante. Un libro che è un’occasione di conversazione, dialogo, confronto tra il piccolo lettore e l’adulto, un libro per allenare lo sguardo e aguzzare la vista ai più piccoli particolari. Una storia che è tante storie, capace di arricchire e far nascere domande. Un libro che può essere letto da bambini di qualsiasi lingua, perchè il linguaggio delle figure è universale.

    Accade anche che il piccolo lettore venga indotto ad anticipare un evento che invece prenderà tutt’altra piega, da una parte sconfessando le aspettative ma dall’altra sorprendendo per la qualità dell’esito narrativo. Scoprire nuovi dettagli a ogni lettura potrebbe anche innescare riflessioni sulla propria capacità percettiva. Perché non ho notato quello scoiattolo, quell’auto, quel gesto prima? I lettori sono costantemente incoraggiati a mettere in discussione le proprie impressioni e le precedenti ipotesi riguardo a un wimmelbuch perché c’è semplicemente troppo da considerare a riguardo. Proprio come le osservazioni e le speculazioni primarie, anche tali riflessioni critiche possono servire da semi narrativi per nuove storie (analisi tratta ed adattata dal blog di Topipittori).

    E parlando di nuove storie, ultimamente mi sono soffermata a riflettere sull’importanza di raccontare storie: tutti raccontiamo storie, è un bisogno antichissimo di ogni essere umano. Come per gli adulti, anche per i bambini narrare dà ordine e senso alla realtà e al tempo della nostra vita. Quando raccontiamo di noi stessi (cosa abbiamo fatto, come abbiamo trascorso la giornata) stiamo costruendo una storia. Lo stesso fa il bambino: quando racconta, sta rappresentando il mondo mettendo in sequenza ciò che compiono i personaggi, in un certo luogo e tempo.

    Autunno è certamente un libro dove le storie da raccontare non mancano.

    Ma cos’è esattamente un libro brulicante? Chiamato anche wimmelbuch, in tedesco, indica un libro ricco di moltissime figure e pochissime parole e scritte nascoste tra le immagini disegnate.

    Buona lettura a tutti!

    Manuela

  • Siamo a settembre e nelle librerie e sul web iniziano a fioccare le proposte di lettura che riguardano la scuola: libri per affrontare serenamente il primo giorno di asilo, libri su bambini che non vogliono andare a scuola, libri da leggere per il passaggio dalla materna alla primaria e libri che offono conforto a mamme e papà, malinconici nel vedere crescere il proprio pargolo.

    Non amo i libri a tema, trovo che spesso i libri pensati e realizzati dichiaratamente con un intento “tematico” lascino troppo poco spazio al non detto, e che contengano poco o niente, di quell’aura di mistero e domande che un buon libro di qualità è capace di suscitare nei piccoli e grandi lettori.

    Attenzione, non ci trovo nulla di male in una lettura che affronta un argomento in particolare, come quello della scuola, ma trovo che spesso i libri a tema rimangano un po’ piatti, facendo perdere la possibilità al lettore di scoprire orizzonti più ampi e boschi di significati più profondi. Ma di questo parleremo meglio un’altra volta.

    Fatta questa premessa, vi vorrei parlare quindi di “Che cos’è la scuola?”, uscito a settembre 2021 per Terre di Mezzo, scritto e illustrato da Luca Tortolini e Marco Somà.

    E nel caso ve lo stiate chiedeno, no, non è un libro a tema.

    Che cos’è la scuola?, Luca Tortolini e Marco Somà

    “A tutte le bambine e a tutti i bambini che vanno a scuola e che cominciano a prendersi cura del mondo”. 

    Si apre così questo albo, con una dedica preziosa e ricca di buoni auspici, a tutti i bambini che vanno a scuola. Che la inizino per la prima volta, o che invece proseguano un percorso già cominciato, questo albo, impreziosito dalle illustrazioni raffinate di Marco Somà, è un libro per tutti, adulti compresi, perchè le parole che leggiamo sono un monito per l’umanità.

    Un invito, quello dell’autore Luca Tortolini (già autore de “Il Catalogo dei Giorni”) insieme a Somà, di spronare gli adulti a ricercare la bellezza, a ritrovare la capacità di meravigliarsi e di aprirsi verso le idee e verso gli altri, così come avviene a scuola, luogo di apertura e scambio per eccellenza.

    “La scuola è uno spazio aperto anche quando è al chiuso”

    Un albo illustrato dalla struttura circolare, con un incipit potente, si apre e si chiude con la stessa frase. Con questo gioco di parole, che Somà rappresenta come una portone aperto in un giardino, entriamo all’interno della storia.

    La scuola è una e tante cose: è un edificio, è un gruppo di bambini, sono i maestri, le idee, la storia, la poesia, la matematica, la musica. E’ un luogo in cui tutto si mescola e s’intreccia per costruire il saper essere e il saper vivere. E’ anche un luogo di scambio, dove ci si scambia proprio tutto: le gomme, gli astucci, ma anche le idee e i sorrisi.

    Una scuola lontana da stereotipi

    Che cos’è la scuola” è un albo che parla di scuola, ma lo fa senza dettare regole, imporre canoni o semplificare dicendo che dobbiamo ascoltare la maestra. Le parole scelte sono parole gentili, che ammaliano, invitano e includono.

    Si menzionano i buoni e i cattivi maestri, quelli che hanno pazienza e quelli che un po’ meno, ma che hanno il compito di insegnare ai bambini cos’è la bellezza e mostrare loro la grande forza dell’immaginazione. Si dice anche che i maestri debbano mostrare cosa significa sbagliare: perchè “più si sbaglia, più si impara“.

    Si parla di bambini che a scuola provano sentimenti diversi: c’è chi è contento, chi è impaurito, chi è pieno di rabbia o è triste, lasciando la libertà ai bambini di sentirsi tristi o felici, bisognosi di conforto oppure no.

    Tortolini narra di una scuola aperta, autentica, libera, in cui tutti, bambini e maestri, convivono, ognuno con le proprie caratteristiche e qualità.

    Ma cosa accaderebbe se la scuola scomparisse? Probabilmente i bambini dovrebbero immaginarsela, e la costruirebbero nel migliore dei modi, e Somà ce lo mostra, con un omaggio ad Harold e al suo pennarello viola.

    In alcune scuole oltre alle idee si piantano anche gli alberi e si cura il giardino: qui l’invito a bambini e grandi a custodire la natura e ad amarla, partendo dalla scuola, luogo in cui far germogliare sensibilità e conoscenza.

    Il testo, ricco di suggestioni, è aperto e luminoso, e scorre leggero accanto alle illustrazioni di Marco Somà, dolcissime, capaci di catturare lo sguardo, già a partire dai risguardi e dalla copertina. Una lettura che vi consiglio fortemente per la sua forza e bellezza, e per le riflessioni interiori che suscita.

    Buona lettura!

    Tre Libri Alla Volta

  • Da qualche settimana a questa parte, piccoli e grandi lettori sono passati in libreria chiedendomi di poter sfogliare l’ultimo albo illustrato di Beatrice Alemagna.

    Manco per sogno” (dal titolo originale francese Même pas en rêve – per la casa editrice parigina école des loisirs) è il suo ultimo lavoro, tanto atteso dal pubblico e uscito in Italia con Topipittori (2021) grazie alla traduzione di Lisa Topi. Un libro pubblicato a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico, che parla di scuola e di nuovi inizi, ma che di tematico non ha proprio nulla, confermando ancora una volta la freschezza e l’originalità del segno dell’autrice.

    Una storia che si ispira all’esperienza personale di Beatrice con la figlia più piccola, e che ha preso forma in questo albo illustrato, dedicato a bambini e genitori che si trovano a dover affrontare l’inizio di un nuovo percorso scolastico.

    Manco per sogno! (Topipittori, 2021)

    Manco per sogno, Beatrice Alemagna (Topipittori, 2021)

    Pasqualina: tre anni, due ali pelose e le idee molto chiare: niente scuola. Mai. Manco per sogno. Così si apre il nuovo straordinario albo di Beatrice Alemagna dedicato a tutti i piccoli che si apprestano ad affrontare il primo giorno di scuola. Con acutezza e umorismo Beatrice, a sorpresa, ribalta la situazione. Sarà Pasqualina a dover prendersi cura dei suoi genitori diventati piccolissimi e timorosi dell’avventura scolastica che li aspetta. In questo modo si troverà a trascorrere il primo giorno di scuola dimenticando capricci e paure, e vivendo tutte le grandi novità della strana giornata.

    Pasqualina è la protagonista di questa storia. Curiosa, la scelta di raffigurarla come un pipistrello: in un’ intervista rilasciata all’editore francese école des loisirs, Beatrice racconta infatti di come la scelta del pipistrello sia stata ben precisa: “è un animale ambiguo, portatore di una doppia anima, è simpatico, buffo, ma odioso e difficile allo stesso tempo, si pensa di conoscerlo, ma ha una forte personalità..”, un po’ come Pasqualina, che incarna i modi di fare e le caratteristiche tipiche dell’infanzia.

    Uno dei passaggi che mi ha colpito maggiormente e che stravolge la storia rendendola assolutamente imprevedibile da quel momento in poi, è quando Pasqualina arriva ad urlare talmente forte da far rimpicciolire i genitori. Mi ha ricordato per certi versi, seppur al contrario, il pinguino che va in mille pezzi dopo l’urlo della mamma in “Urlo di mamma” di Jutta Richter). Questo momento di rottura e di cambiamento che non ti aspetti, trovo sia stata una scelta geniale da parte dell’Alemagna, capace di rappresentare in maniera inaspettata, la rottura di un equilibrio.

    Ed è forse il rovesciamento dei ruoli che rende questa storia geniale, ben riuscita e lontana dall’essere un libro a tema sulla scuola: i timori di Pasqualina per il nuovo inizio, si trasformano in una buffa avventura in cui deve badare a mamma e papà che la accompagnano nel suo primo giorno a scuola. I genitori, però, ben presto si rivelano complicati da gestire, comportandosi esattamente come bambini.

    Emerge allora un altro tema su cui riflettere: quello della scuola come spazio in cui è bello stare da soli, lontano dalla famiglia, uno spazio in cui scoprire chi siamo, un momento necessario di libertà e indipendenza dalla famiglia per poter crescere.

    Un albo più narrativo rispetto alle pubblicazioni precedenti, ma che anche questa volta ha saputo conquistare i piccoli e grandi lettori.

    Una storia deliziosa e sapiente, che con la tenerezza e il sorriso centra i sentimenti e le contraddizioni dell’infanzia, età di grandi scoperte e cambiamenti. Consigliato e dedicato a tutti i grandi e bambini di 3,4,5 anni che iniziano un nuovo percorso.

    Per chi parla francese: qui il link al video con l‘intervista a Beatrice Alemagna!

    Buona lettura!

    Tre Libri Alla Volta

  • Girando tra gli scaffali della mia libreria di fiducia – nella sezione dedicata ai lettori più piccoli, mi sono imbattuta in alcuni albi cartonati dell’autrice e illustratrice tedesca Susanne Strasser (la stessa autrice de “La torta in cielo” e “Balena vengo anch’io!), tra cui “Chi dorme nel lettone?” uscito a settembre 2021 per Terre di Mezzo.

    Ad attirare la mia attenzione il formato e la copertina, lucida e dai colori brillanti seppure dai toni freddi, in un formato cartonato rettangolare dagli angoli smussati, che mi ha subito fatto venire voglia di iniziare a leggere la storia all’interno.

    Sull’importanza che riveste la copertina in un libro, ci sarebbe tanto da dire: soglia o confine, a seconda dei punti di vista, è ciò che spinge i bambini (e anche gli adulti!) a scegliere un libro, e per questo la disposizione a scaffale per copertina è sempre una buona idea, un richiamo forte, magnetico, che dice al bambino “vieni a leggermi”.

    Chi dorme nel lettone?

    Sei animali dormono in un grande letto matrimoniale: una volpe, un riccio, un asino, un pellicano, un coccodrillo e una foca. Ma ecco che uno ad uno iniziano a svegliarsi, come farebbe un bambino nel cuore della notte. C’è chi deve fare pipì, chi lavarsi i denti, chi ha sete e chi ha prurito alle orecchie. Ognuno trova una buona scusa per alzarsi e..saltare fuori dal letto! Uno ad uno li vediamo sparire oltre una porta aperta. Ma dove stanno andando tutti, il lettore lo scoprirà solo alla fine del libro.

    Dormire come un ghiro ed essere svegli come un grillo

    Illustrazione tratta da “Chi dorme nel lettone?” – S. Strasser (Terre di Mezzo, 2021)

    In questo albo, colpisce l’uso della similitudine che apre il testo (dormire come ghiri – essere svegli come un grillo), una formula su cui si regge l’intera narrazione e che viene ripresa pagina dopo pagina.

    La similitudine, per definizione, è una figura retorica fondata sulla somiglianza logica o fantastica di due eventi o successioni di pensiero e che consiste nel confrontare due identità, in una delle quali si individuano proprietà somiglianti e paragonabili a quelle dell’altra, facendo uso di avverbi quali: come, simile a, sembra, assomiglia, così come (a differenza della metafora che non si serve di questi ultimi).

    Trovo molto bello esporre i piccoli lettori ad un linguaggio ricco, e come in questo caso, avvicinarli alla bellezza della lingua, attraverso l’ascolto di figure retoriche capaci di stimolare la complessità del pensiero e il potere dell’immaginazione.

    Oltre alla similitudine, è presente anche l’uso di suoni onomatopeici, sempre apprezzati dai bambini, e che contribuiscono a rendere la lettura musicale e giocosa.

    Illustrazione tratta da “Chi dorme nel lettone?” – S. Strasser (Terre di Mezzo, 2021)

    Via via che si prosegue con la lettura, la storia diventa sempre più esagerata grazie all’uso della ripetizione: i periodi ripetuti, infatti, offrono al piccolo lettore una sensazione di sicurezza e soddisfazione nel riuscire a prevedere cosa sta per accadere.

    Uno dopo l’altro tutti gli animali escono di scena, scanditi dalla frase “Porta aperta porta chiusa”, in una sorta di formula rituale, che dà ritmo e movimento al trambusto notturno della camera da letto.

    Illustrazione tratta da “Chi dorme nel lettone?” – S. Strasser (Terre di Mezzo, 2021)

    Non c’è bisogno di spiegarvi dove sono andati a finire tutti gli animali.

    Il finale non ve lo svelo perchè c’è l’effetto sorpresa!

    Una lettura che ho apprezzato per la sua ricchezza – pur nella sua semplicità, un libro per la buonanotte da leggere insieme, prima di addormentarsi nel…lettone, oppure no.

    Buona lettura!

    Tre Libri Alla Volta

  • Benvenuta Giada su Tre Libri Alla Volta, grazie per aver accettato l’intervista!

    Ci racconti qualcosa di te?

    Sono Giada ho quasi 27 anni, e vengo da Cervia una cittadina della riviera romagnola in provincia di Ravenna, dove tutt’ora vivo. Sono cresciuta facendo torte di terra nella mia casetta di legno in giardino, mi piacciono le cose accoglienti, le piante, un buon film italiano, i gatti e ad oggi sto cercando di affermarmi nel mondo dell’illustrazione. 

    Quando hai deciso di dedicarti all’illustrazione? Ci parli del tuo percorso di studi?

    Sin da piccola, grazie anche alle passioni dei miei genitori, adoro “fare”, dedicarmi alle cose manuali. E ho avuto la fortuna di essere sempre stata sostenuta dalle persone più care nel perseguire questa strada. Ho frequentato il Liceo Artistico di Ravenna. Dopo le superiori, mi sono iscritta a Grafica d’Arte all’Accademia di Belle Arti di Urbino, dove ho scoperto che ciò che mi interessava approfondire, a livello artistico, era l’illustrazione. Ho poi deciso di iscrivermi all’ISIA (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche), dove c’è una specialistica in illustrazione in cui insegnano grandi professionisti del settore, che sono stati per me immensa fonte di ispirazione, e grazie ai quali ho trovato conferma di voler far parte di questo mondo. 

    Chi sono gli autori o le correnti che più ti ispirano? Come descriveresti il tuo stile?

    Illustrazione Giada Franceschelli – Collettivo Rotondo

    Difficile dirlo. Mi piacciono tantissime cose, molte delle quali sono diverse tra loro e diverse da ciò che faccio. Al giorno d’oggi possiamo avere un occhio sul mondo, per questo è facile che si creino contaminazioni. Alcuni degli illustratori che ammiro e che non possono mancare sul mio scaffale, sono Beatrice Alemagna, Valerio Vidali, Andrea Antinori, Laurent Moreau, Isabelle  Arsenault, Phoebe Wahl, Richard Scarry, e tanti altri (e sicuramente molti dei miei colleghi e compagni di studi – bravissimi!). Non saprei in che modo definire il mio stile, mi sento un pò mutevole, mi piace fare più cose con più tecniche.

    Mannaggia, piove! per Pulcivolanti è il tuo primo albo illustrato pubblicato nel 2020: ci racconti qualche anneddoto divertente sulla realizzazione di questo albo?

    Tavola illustrata di “Mannaggia Piove” e Gatto Merlino

    Questo albo nasce come progetto tesi, per cui lascio immaginare gli alti e bassi che stanno alla base dell’idea del libro. Più che aneddoti divertenti ci sono stati grandi pianti! Scherzi a parte, una cosa che non tutti sanno è che il gatto che ho inserito nella storia, compagno di avventure della protagonista, nascosto in quasi tutte le aperture, ha le caratteristiche di Merlino, il mio gatto. Infatti, come accade nella realtà, quando lo si scova, non apprezza molto venir disturbato. Volevo mettere un elemento a me familiare che creasse un rimando al salotto di casa e un gioco ulteriore da fare.  

    Nel tuo portfolio, emerge la tua partecipazione a numerosi festival e mostre: quanto è importante per un illustratore emergente farsi un “curriculum” in questo senso?

    Illustrazione Giada Franceschelli
    Illustrazione Giada Franceschelli – Collettivo Rotondo

    Credo che partecipare a iniziative di questo calibro sia un ottimo modo di conciliare studio, lavoro, nuovi progetti, e sopratutto l’opportunità di far crescere il portfolio e aumentare la propria visibilità. Spesso ai concorsi, seguono le mostre con le esposizioni delle opere partecipanti, e ciò permette di promuovere il proprio lavoro. Durante i miei studi all’ISIA, il fatto di partecipare a festival e concorsi dava crediti formativi, quindi sicuramente anche da un punto di vista accademico si è incentivati!

    Da poco sono usciti gli illustratori selezionati per la Bologna’s Children Book Fair e tu ne fai parte insieme a Luca Tellurio del collettivo Rotondo. Siete tra gli 8 illustratori italiani sui 77 selezionati. Congratulazioni! Cosa rappresenta per te questo approdo alla Fiera di Bologna? Sei emozionata?

    Grazie mille per le congratulazioni! Sono molto emozionata e ancora non realizzo bene questa cosa. Forse accadrà quando sarò di persona alla Bologna Children’s Book Fair (BCBF) e vedrò il nostro lavoro in mostra, sperando che si possa andare (questa intervista è stata realizzata prima di scoprire che la BCBF si sarebbe tenuta online per l’edizione 2021!). É un traguardo molto importante per chi fa parte del mondo dell’illustrazione, la Fiera di Bologna è davvero un evento centrale. L’abbiamo sempre frequentata come spettatori, fantasticando e chiedendoci se un giorno ne avremmo fatto parte! Ci rende orgogliosi sapere di essere stati selezionati e ci sprona a credere ancora di più nel nostro lavoro. Poi la gioia è pure doppia, perché condivisa!  

    A proposito di Rotondo, ci racconti brevemente come nasce?

    Illustrazione Giada Franceschelli – Collettivo Rotondo

    Rotondo nasce insieme a Luca, nell’autunno 2019, al termine del nostro percorso di studi. Con Luca eravamo già abituati a lavorare insieme e a condividere la scrivania. In occasione di un concorso di illustrazione, ci siamo messi a ragionare insieme e a dar vita ad un lavoro a quattro mani. Questa prova ha dato frutti positivi sin da subito. Abbiamo scoperto le potenzialità del lavoro in collettivo (ed anche le sue complicanze ovviamente) e ci siamo accorti che unendo i nostri linguaggi individuali si veniva a creare un nuovo approccio, un modo nuovo di vedere e rappresentare le cose, che ci ha incuriosito e stimolato,e che abbiamo deciso di approfondire. Rotondo, in realtà, si chiama così da pochi mesi, a partire dall’esigenza di avere un nome unico che rappresentasse il nostro progetto.  

    Com’è la vita di un’illustratrice? Tre consigli per gli aspiranti illustratori che ti leggono

    Ancora non sono illustratrice a tempo pieno, sono in una fase in cui alcune cose sono in lavorazione e in cambiamento. Reputo il mondo dell’illustrazione un luogo magico. La mia esperienza è molto breve perché sono “attiva” dal 2019. Partendo quindi dal fatto che mi sento acerba per dare consigli, come per tutto, in questo lavoro serve equilibrio, perché potendolo portare avanti da casa, il rischio concreto è quello di alienarsi o ad esempio di non riuscire a separare lavoro e vita privata. A volte ci sono frustrazioni e momenti di crisi, ma le soddisfazioni superano i problemi. I consigli che darei, forse banali e applicabili a tanti ambiti, sono prima di  tutto di essere appassionati in quello che si fa, studiare, coltivare l’interesse, aggiornarsi, perseverare ed essere costanti…e di sfruttare i mezzi come i social media per mostrare quello che si fa e creare “rete”.  

    Ultima domanda: qual’ il tuo libro sul comodino?

    Ad oggi sul comodino c’è Figure di R. Falcinelli e il libro “Cuore” di E. De  Amicis, che mi accompagna dai tempi delle elementari.

    Grazie Giada per il tempo che hai dedicato ai lettori di Tre Libri Alla Volta. Un grande in bocca al lupo per il tuo lavoro! Sono certa sentiremo ancora parlare di te.

    Tre Libri Alla Volta

  • Mannaggia, piove! è il primo albo illustrato di Giada Franceschelli, pubblicato nel 2020 per i tipi di Pulci Volanti, piccola casa editrice indipendente nata nel 2017, che realizza libri innovativi per contenuto, formato e interazione.

    L’autrice, Giada Franceschelli, illustratrice emergente e da poco selezionata tra gli illustratori vincitori della Bologna Children’s Book Fair con il duo creativo Rotondo, si è diplomata all’ISIA di Urbino in grafica delle immagini – indirizzo illustrazione, proprio con questo albo, che bel traguardo! Sono sicura sentiremo ancora parlare del suo lavoro in futuro.

    Mannaggia, piove! è un albo illustrato che parla di noia, gioco, immaginazione e che mi ha subito colpito per la sua freschezza e originalità, e per le immagini mentali e i rimandi all’infanzia che offre durante la lettura.

    Fuori piove. Oggi è proprio un brutto giorno, e adesso che faccio?

    La storia si apre con una domanda: e adesso che faccio? Un invito a giocare, ad immaginare insieme, o ad annoiarsi in due, che la bambina protagonista – seduta sul tappeto della sua camera, le ginocchia raccolte e lo sguardo contrariato- , sembra porre al lettore.

    La bambina di questo albo, non ci sta. Non vuole sottomettersi alla noia, e non ha intenzione di restare chiusa in casa tutto il pomeriggio. Si inventa un gioco. Inizia ad immaginare. E ci invita a farlo insieme a lei:

    Cerca qualcosa di pesante.

    Ora catturane una con quattro gambe.

    Dopo scova una bestia feroce.

    mannaggia piove pagina

    Poi prendi una cosa colorata e morbida.

    Infine ti serve qualcosa di molto grande…

    La protagonista si fa largo in una foresta, tra alberi dalle strane forme e colori. Cammina decisa in una caverna oscura dove incontra una bestia feroce, esplora aride catene montuose e fluttua nella vastità dell’universo. E’ temeraria, curiosa, e con tanta voglia di esplorare, che sia il fondo del mare, o il deserto con un lama al guinzaglio, o nella sua cameretta, sotto un’enorme coperta a quadri rossi, in compagnia di un fedele gatto.

    La struttura di questo albo è circolare: la storia inizia e si conclude nella camera della bambina, invitandoci nuovamente a ricominciare ad immaginare.

    Il testo, minimo ed essenziale, trova spazio nella facciata di sinistra, ed è una traccia per inventare nuovi giochi e stimolare la fantasia dei lettori.

    Curiosa, a mio avviso, la scelta della parola “mannaggia” (così lontana dal lessico infantile!). Utilizzata in questo caso per esprimere un forte disappunto e un senso di ingiustizia, mostra anche la risolutezza e la determinazione della bambina nel non volersi lasciare rovinare la giornata per un po’ di pioggia.

    Per la realizzazione di questo albo, sono state usate matite colorate e per gli sfondi la tecnica pittorica del gouache. I colori, vivaci e brillanti, rendono bello da sfogliare questo albo, che insieme a mia figlia, non mi stanco mai di leggere.

    Un albo che suggerisco dai tre anni in su, in base alle abitudini di lettura dei vostri bambini!

    Buona lettura!

    Tre Libri Alla Volta

  • Il gigante Osvaldo (2021) è il primo albo dall’illustratrice Eleonora Simeoni. Un albo che – scrive Eleonora nel biglietto di introduzione che accompagna il libro, tratta temi delicati, come la diversità, l’inclusione, il sogno. E in effetti, ammirando la potenza del segno che emerge dalle tavole di questo albo, ci sembra un po’ di sognare.

    Il gigante Osvaldo, nasce come progetto di tesi in “Fumetto e Illustrazione” (2020) all’ Accademia di Belle Arti di Bologna. Un progetto che ha trovato seguito nella pubblicazione dell’albo da parte della casa editrice Bohem Press. Un meraviglioso traguardo, il primo di una promettente carriera per Eleonora. Sono sicura sentiremo ancora parlare di lei in futuro!

    Il gigante Osvaldo (2021)

    Nel cuore di un’isola vulcanica, deserta e silenziosa, sorge la città di Bottone, conosciuta in tutto il mondo per la fama dei suoi cappelli, pregiatissimi, confezionati dalle sapienti mani dei suoi abitanti. I bottoniani, così si chiamano gli abitanti di Bottone, si dice siano i migliori artigiani al mondo e i più grandi produttori di cappelli: confezionano cappelli di qualsiasi forma e colore, cappelli a punta, a cilindro, cappelli con pietre preziose, cappelli per signore e per signori, cappelli per tutti i giorni e per tutti i gusti.

    Tutti a Bottone, lavorano sodo e incessantemente, per creare i migliori cappelli mai visti. La città di Bottone, nonostante le apparenze, è però una città che non dorme mai, una città in cui gli abitanti non sognano più. Il re di Bottone infatti è avido e obbliga i suoi cittadini a lavorare senza sosta, proibendo loro il sonno e la bellezza dei sogni.

    “ La produzione di cappelli non può fermarsi!” pensa il re dall’alto del suo trono.

    Ma un giorno, giunge a Bottone, Osvaldo, un gigante bambino, dall’aria mite e malinconica, le spalle curve e lo sguardo sognante. Osvaldo gira il mondo con il suo carillon, liberando i sogni sulle città silenziose e addormentate. Gli abitanti di Bottone lo cacciano in malo modo, ma i bambini sono affascinati dalla sua macchina dei sogni, hanno voglia di ballare e di lasciarsi cullare dalle note dolci e argentate di Osvaldo. 

    Gli uomini di Bottone spingono Osvaldo fino alle porte del regno: non c’è posto per il gigante nella loro città.

    Osvaldo trova rifugio e conforto in un bosco, sotto la luce argentea della luna, tra il silenzio degli alberi. Dal suo carillon, come mosso da brezza leggera, inizia a liberare sogni a forma di pesce dalla sua giostra. Con lo sguardo sognante e fiducioso, quello sguardo di chi coltiva ancora un barlume di speranza nonostante la delusione, attende.

    Quella notte, finalmente, gli abitanti di Bottone spengono le luci e si abbandonano ad un meraviglioso profondo sonno.

    Il gigante Osvaldo, gigante mite e sognatore

    Affascinante è la figura di Osvaldo, creatura mite, malinconica, sognatrice. Un gigante buono allontanato da tutti, che però non perde la fiducia negli uomini, e con risolutezza, sceglie di donare loro il regalo più bello, il sogno. Osvaldo è anche uno straniero a Bottone, e viene scacciato per il suo essere diverso: la sua è una diversità fisica, ma anche di pensiero.

    In questo albo, l’unica presenza di testo si ha nelle prime pagine, in cui la Simeoni ci conduce fino alla soglia della storia, lasciandoci scoprire da soli cosa accade.

    Meravigliose le illustrazioni, dalla forte carica onirica. Per realizzare le tavole, Eleonora ha fatto un uso predominante dell’acrilico, con dettagli e sezioni realizzate a china. Lo sfondo, invece, è stato creato con una tecnica a rullo, che conferisce alle tavole un effetto materico.

    Il gigante Osvaldo è un libro per bambini e per adulti, con uno sguardo profondo sull’appartenenza e sulla fiducia negli uomini. Consigliato a qualsiasi età.

    Ringrazio Eleonora per avermi mandato il suo libro!

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    Tre Libri Alla Volta