• Benvenuta Giada su Tre Libri Alla Volta, grazie per aver accettato l’intervista!

    Ci racconti qualcosa di te?

    Sono Giada ho quasi 27 anni, e vengo da Cervia una cittadina della riviera romagnola in provincia di Ravenna, dove tutt’ora vivo. Sono cresciuta facendo torte di terra nella mia casetta di legno in giardino, mi piacciono le cose accoglienti, le piante, un buon film italiano, i gatti e ad oggi sto cercando di affermarmi nel mondo dell’illustrazione. 

    Quando hai deciso di dedicarti all’illustrazione? Ci parli del tuo percorso di studi?

    Sin da piccola, grazie anche alle passioni dei miei genitori, adoro “fare”, dedicarmi alle cose manuali. E ho avuto la fortuna di essere sempre stata sostenuta dalle persone più care nel perseguire questa strada. Ho frequentato il Liceo Artistico di Ravenna. Dopo le superiori, mi sono iscritta a Grafica d’Arte all’Accademia di Belle Arti di Urbino, dove ho scoperto che ciò che mi interessava approfondire, a livello artistico, era l’illustrazione. Ho poi deciso di iscrivermi all’ISIA (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche), dove c’è una specialistica in illustrazione in cui insegnano grandi professionisti del settore, che sono stati per me immensa fonte di ispirazione, e grazie ai quali ho trovato conferma di voler far parte di questo mondo. 

    Chi sono gli autori o le correnti che più ti ispirano? Come descriveresti il tuo stile?

    Illustrazione Giada Franceschelli – Collettivo Rotondo

    Difficile dirlo. Mi piacciono tantissime cose, molte delle quali sono diverse tra loro e diverse da ciò che faccio. Al giorno d’oggi possiamo avere un occhio sul mondo, per questo è facile che si creino contaminazioni. Alcuni degli illustratori che ammiro e che non possono mancare sul mio scaffale, sono Beatrice Alemagna, Valerio Vidali, Andrea Antinori, Laurent Moreau, Isabelle  Arsenault, Phoebe Wahl, Richard Scarry, e tanti altri (e sicuramente molti dei miei colleghi e compagni di studi – bravissimi!). Non saprei in che modo definire il mio stile, mi sento un pò mutevole, mi piace fare più cose con più tecniche.

    Mannaggia, piove! per Pulcivolanti è il tuo primo albo illustrato pubblicato nel 2020: ci racconti qualche anneddoto divertente sulla realizzazione di questo albo?

    Tavola illustrata di “Mannaggia Piove” e Gatto Merlino

    Questo albo nasce come progetto tesi, per cui lascio immaginare gli alti e bassi che stanno alla base dell’idea del libro. Più che aneddoti divertenti ci sono stati grandi pianti! Scherzi a parte, una cosa che non tutti sanno è che il gatto che ho inserito nella storia, compagno di avventure della protagonista, nascosto in quasi tutte le aperture, ha le caratteristiche di Merlino, il mio gatto. Infatti, come accade nella realtà, quando lo si scova, non apprezza molto venir disturbato. Volevo mettere un elemento a me familiare che creasse un rimando al salotto di casa e un gioco ulteriore da fare.  

    Nel tuo portfolio, emerge la tua partecipazione a numerosi festival e mostre: quanto è importante per un illustratore emergente farsi un “curriculum” in questo senso?

    Illustrazione Giada Franceschelli
    Illustrazione Giada Franceschelli – Collettivo Rotondo

    Credo che partecipare a iniziative di questo calibro sia un ottimo modo di conciliare studio, lavoro, nuovi progetti, e sopratutto l’opportunità di far crescere il portfolio e aumentare la propria visibilità. Spesso ai concorsi, seguono le mostre con le esposizioni delle opere partecipanti, e ciò permette di promuovere il proprio lavoro. Durante i miei studi all’ISIA, il fatto di partecipare a festival e concorsi dava crediti formativi, quindi sicuramente anche da un punto di vista accademico si è incentivati!

    Da poco sono usciti gli illustratori selezionati per la Bologna’s Children Book Fair e tu ne fai parte insieme a Luca Tellurio del collettivo Rotondo. Siete tra gli 8 illustratori italiani sui 77 selezionati. Congratulazioni! Cosa rappresenta per te questo approdo alla Fiera di Bologna? Sei emozionata?

    Grazie mille per le congratulazioni! Sono molto emozionata e ancora non realizzo bene questa cosa. Forse accadrà quando sarò di persona alla Bologna Children’s Book Fair (BCBF) e vedrò il nostro lavoro in mostra, sperando che si possa andare (questa intervista è stata realizzata prima di scoprire che la BCBF si sarebbe tenuta online per l’edizione 2021!). É un traguardo molto importante per chi fa parte del mondo dell’illustrazione, la Fiera di Bologna è davvero un evento centrale. L’abbiamo sempre frequentata come spettatori, fantasticando e chiedendoci se un giorno ne avremmo fatto parte! Ci rende orgogliosi sapere di essere stati selezionati e ci sprona a credere ancora di più nel nostro lavoro. Poi la gioia è pure doppia, perché condivisa!  

    A proposito di Rotondo, ci racconti brevemente come nasce?

    Illustrazione Giada Franceschelli – Collettivo Rotondo

    Rotondo nasce insieme a Luca, nell’autunno 2019, al termine del nostro percorso di studi. Con Luca eravamo già abituati a lavorare insieme e a condividere la scrivania. In occasione di un concorso di illustrazione, ci siamo messi a ragionare insieme e a dar vita ad un lavoro a quattro mani. Questa prova ha dato frutti positivi sin da subito. Abbiamo scoperto le potenzialità del lavoro in collettivo (ed anche le sue complicanze ovviamente) e ci siamo accorti che unendo i nostri linguaggi individuali si veniva a creare un nuovo approccio, un modo nuovo di vedere e rappresentare le cose, che ci ha incuriosito e stimolato,e che abbiamo deciso di approfondire. Rotondo, in realtà, si chiama così da pochi mesi, a partire dall’esigenza di avere un nome unico che rappresentasse il nostro progetto.  

    Com’è la vita di un’illustratrice? Tre consigli per gli aspiranti illustratori che ti leggono

    Ancora non sono illustratrice a tempo pieno, sono in una fase in cui alcune cose sono in lavorazione e in cambiamento. Reputo il mondo dell’illustrazione un luogo magico. La mia esperienza è molto breve perché sono “attiva” dal 2019. Partendo quindi dal fatto che mi sento acerba per dare consigli, come per tutto, in questo lavoro serve equilibrio, perché potendolo portare avanti da casa, il rischio concreto è quello di alienarsi o ad esempio di non riuscire a separare lavoro e vita privata. A volte ci sono frustrazioni e momenti di crisi, ma le soddisfazioni superano i problemi. I consigli che darei, forse banali e applicabili a tanti ambiti, sono prima di  tutto di essere appassionati in quello che si fa, studiare, coltivare l’interesse, aggiornarsi, perseverare ed essere costanti…e di sfruttare i mezzi come i social media per mostrare quello che si fa e creare “rete”.  

    Ultima domanda: qual’ il tuo libro sul comodino?

    Ad oggi sul comodino c’è Figure di R. Falcinelli e il libro “Cuore” di E. De  Amicis, che mi accompagna dai tempi delle elementari.

    Grazie Giada per il tempo che hai dedicato ai lettori di Tre Libri Alla Volta. Un grande in bocca al lupo per il tuo lavoro! Sono certa sentiremo ancora parlare di te.

    Tre Libri Alla Volta

  • Mannaggia, piove! è il primo albo illustrato di Giada Franceschelli, pubblicato nel 2020 per i tipi di Pulci Volanti, piccola casa editrice indipendente nata nel 2017, che realizza libri innovativi per contenuto, formato e interazione.

    L’autrice, Giada Franceschelli, illustratrice emergente e da poco selezionata tra gli illustratori vincitori della Bologna Children’s Book Fair con il duo creativo Rotondo, si è diplomata all’ISIA di Urbino in grafica delle immagini – indirizzo illustrazione, proprio con questo albo, che bel traguardo! Sono sicura sentiremo ancora parlare del suo lavoro in futuro.

    Mannaggia, piove! è un albo illustrato che parla di noia, gioco, immaginazione e che mi ha subito colpito per la sua freschezza e originalità, e per le immagini mentali e i rimandi all’infanzia che offre durante la lettura.

    Fuori piove. Oggi è proprio un brutto giorno, e adesso che faccio?

    La storia si apre con una domanda: e adesso che faccio? Un invito a giocare, ad immaginare insieme, o ad annoiarsi in due, che la bambina protagonista – seduta sul tappeto della sua camera, le ginocchia raccolte e lo sguardo contrariato- , sembra porre al lettore.

    La bambina di questo albo, non ci sta. Non vuole sottomettersi alla noia, e non ha intenzione di restare chiusa in casa tutto il pomeriggio. Si inventa un gioco. Inizia ad immaginare. E ci invita a farlo insieme a lei:

    Cerca qualcosa di pesante.

    Ora catturane una con quattro gambe.

    Dopo scova una bestia feroce.

    mannaggia piove pagina

    Poi prendi una cosa colorata e morbida.

    Infine ti serve qualcosa di molto grande…

    La protagonista si fa largo in una foresta, tra alberi dalle strane forme e colori. Cammina decisa in una caverna oscura dove incontra una bestia feroce, esplora aride catene montuose e fluttua nella vastità dell’universo. E’ temeraria, curiosa, e con tanta voglia di esplorare, che sia il fondo del mare, o il deserto con un lama al guinzaglio, o nella sua cameretta, sotto un’enorme coperta a quadri rossi, in compagnia di un fedele gatto.

    La struttura di questo albo è circolare: la storia inizia e si conclude nella camera della bambina, invitandoci nuovamente a ricominciare ad immaginare.

    Il testo, minimo ed essenziale, trova spazio nella facciata di sinistra, ed è una traccia per inventare nuovi giochi e stimolare la fantasia dei lettori.

    Curiosa, a mio avviso, la scelta della parola “mannaggia” (così lontana dal lessico infantile!). Utilizzata in questo caso per esprimere un forte disappunto e un senso di ingiustizia, mostra anche la risolutezza e la determinazione della bambina nel non volersi lasciare rovinare la giornata per un po’ di pioggia.

    Per la realizzazione di questo albo, sono state usate matite colorate e per gli sfondi la tecnica pittorica del gouache. I colori, vivaci e brillanti, rendono bello da sfogliare questo albo, che insieme a mia figlia, non mi stanco mai di leggere.

    Un albo che suggerisco dai tre anni in su, in base alle abitudini di lettura dei vostri bambini!

    Buona lettura!

    Tre Libri Alla Volta

  • Il gigante Osvaldo (2021) è il primo albo dall’illustratrice Eleonora Simeoni. Un albo che – scrive Eleonora nel biglietto di introduzione che accompagna il libro, tratta temi delicati, come la diversità, l’inclusione, il sogno. E in effetti, ammirando la potenza del segno che emerge dalle tavole di questo albo, ci sembra un po’ di sognare.

    Il gigante Osvaldo, nasce come progetto di tesi in “Fumetto e Illustrazione” (2020) all’ Accademia di Belle Arti di Bologna. Un progetto che ha trovato seguito nella pubblicazione dell’albo da parte della casa editrice Bohem Press. Un meraviglioso traguardo, il primo di una promettente carriera per Eleonora. Sono sicura sentiremo ancora parlare di lei in futuro!

    Il gigante Osvaldo (2021)

    Nel cuore di un’isola vulcanica, deserta e silenziosa, sorge la città di Bottone, conosciuta in tutto il mondo per la fama dei suoi cappelli, pregiatissimi, confezionati dalle sapienti mani dei suoi abitanti. I bottoniani, così si chiamano gli abitanti di Bottone, si dice siano i migliori artigiani al mondo e i più grandi produttori di cappelli: confezionano cappelli di qualsiasi forma e colore, cappelli a punta, a cilindro, cappelli con pietre preziose, cappelli per signore e per signori, cappelli per tutti i giorni e per tutti i gusti.

    Tutti a Bottone, lavorano sodo e incessantemente, per creare i migliori cappelli mai visti. La città di Bottone, nonostante le apparenze, è però una città che non dorme mai, una città in cui gli abitanti non sognano più. Il re di Bottone infatti è avido e obbliga i suoi cittadini a lavorare senza sosta, proibendo loro il sonno e la bellezza dei sogni.

    “ La produzione di cappelli non può fermarsi!” pensa il re dall’alto del suo trono.

    Ma un giorno, giunge a Bottone, Osvaldo, un gigante bambino, dall’aria mite e malinconica, le spalle curve e lo sguardo sognante. Osvaldo gira il mondo con il suo carillon, liberando i sogni sulle città silenziose e addormentate. Gli abitanti di Bottone lo cacciano in malo modo, ma i bambini sono affascinati dalla sua macchina dei sogni, hanno voglia di ballare e di lasciarsi cullare dalle note dolci e argentate di Osvaldo. 

    Gli uomini di Bottone spingono Osvaldo fino alle porte del regno: non c’è posto per il gigante nella loro città.

    Osvaldo trova rifugio e conforto in un bosco, sotto la luce argentea della luna, tra il silenzio degli alberi. Dal suo carillon, come mosso da brezza leggera, inizia a liberare sogni a forma di pesce dalla sua giostra. Con lo sguardo sognante e fiducioso, quello sguardo di chi coltiva ancora un barlume di speranza nonostante la delusione, attende.

    Quella notte, finalmente, gli abitanti di Bottone spengono le luci e si abbandonano ad un meraviglioso profondo sonno.

    Il gigante Osvaldo, gigante mite e sognatore

    Affascinante è la figura di Osvaldo, creatura mite, malinconica, sognatrice. Un gigante buono allontanato da tutti, che però non perde la fiducia negli uomini, e con risolutezza, sceglie di donare loro il regalo più bello, il sogno. Osvaldo è anche uno straniero a Bottone, e viene scacciato per il suo essere diverso: la sua è una diversità fisica, ma anche di pensiero.

    In questo albo, l’unica presenza di testo si ha nelle prime pagine, in cui la Simeoni ci conduce fino alla soglia della storia, lasciandoci scoprire da soli cosa accade.

    Meravigliose le illustrazioni, dalla forte carica onirica. Per realizzare le tavole, Eleonora ha fatto un uso predominante dell’acrilico, con dettagli e sezioni realizzate a china. Lo sfondo, invece, è stato creato con una tecnica a rullo, che conferisce alle tavole un effetto materico.

    Il gigante Osvaldo è un libro per bambini e per adulti, con uno sguardo profondo sull’appartenenza e sulla fiducia negli uomini. Consigliato a qualsiasi età.

    Ringrazio Eleonora per avermi mandato il suo libro!

    Se ti è piaciuto, lasciami un commento e raccontami le tue impressioni,

    Tre Libri Alla Volta

  • Mollan un giorno con la nonna (2021), dopo oltre vent’anni dalla prima pubblicazione in Svezia, è finalmente arrivato in Italia grazie ai tipi di Lupoguido e alla traduzione di Laura Cangemi. Oltre a questo titolo anche Mollan in cucina (2021). Scritto e illustrato da Lena Anderson, autrice svedese, già nota per TempeStina e Linnea nel giardino di Monet.

    Una storia, quella di Mollan, adatta ai lettori più piccoli, per i meccanismi narrativi semplici che vedono il susseguirsi di sequenze di azioni, conosciute dai bambini, e la sua struttura circolare.

    Lena Anderson nasce a Kungsholmen a Stoccolma, il 27 maggio 1939. Intraprende ancora giovanissima la sua carriera di illustratrice. Dal 1954 al 1956 frequenta i corsi serali della scuola superiore d’arte, artigianato e design. Entra nel mondo giornalistico nel 1955 e impara la grafica “per la strada lunga”, diventando art director nel 1964. Nel 1971 passa all’attività freelance e nel 1972 esordisce con C’era una volta una bambina di nome Amanda. Da più di quarant’anni lavora come illustratrice e scrittrice, creando personaggi noti come Linnea, Maja, TempeStina, Pignolino e Mollan.

    Mollan è una bambina come tante, che a volte si ferma a dormire a casa della nonna. Cosa fanno le due tutto il giorno insieme? Quello che farebbero tante nonne e nipoti. Né più né meno. Si alzano, fanno colazione, escono a passeggiare, cucinano, lavano i piatti, leggono una storia. In questo albo, assistiamo ad un racconto per immagini del quotidiano, a quei gesti semplici e spontanei, che per i bambini assumono l’importanza e le sembianze di un rituale.

    Mollan come tutti i bambini, ha piccoli oggetti personali fatti a sua misura, che mostra orgogliosamente a noi lettori: una tazza (rossa a pois), un piccolo asciugamano, una seggiolina, un piatto tutto suo: qui la Anderson ce lo racconta come se a puntualizzarlo fosse la stessa protagonista, che sempre paragona i suoi oggetti con quelli della nonna.

    Il testo è minimo, e accompagna le illustrazioni come se fosse un’etichetta. Affascinante la scelta del doppio font, stampato e corsivo. Il testo in stampato, presente nella pagina in alto, dà movimento alla narrazione, scandendo i momenti della giornata. Il testo in corsivo funge da nomenclatura, con eccezione della prima e dell’ultima pagina in cui viene usato per dare il buongiorno e la buonanotte alle due protagoniste.

    Una narrazione che procede per sequenze di azioni ben definite, comprensibili anche dai lettori più piccoli, come tutte le protostorie (storie in cui c’è un unico protagonista che compie delle azioni). La struttura è circolare: la storia si apre con Mollan e la nonna che si alzano dal letto, e si chiude con le due protagoniste che vanno a dormire.

    Un albo dal formato quadrato, di piccole dimensioni, in cui le illustrazioni si stagliano su foglio bianco, come se fossero dei piccoli camei. Le illustrazioni, realizzate con tratto fine e pulito, e i colori tenui, rassicurano e accolgono il lettore nella storia.

    Un personaggio, quello di Mollan, in cui è facile identificarsi, per il suo modo spontaneo di essere bambina, per farci entrare nel suo universo infantile, con simpatia e leggerezza.

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    Non dimenticarti di lasciami un commento qui sotto per raccontarmi se questo albo ti è piaciuto,

    Tre Libri Alla Volta

  • Recentemente ho iniziato a studiare e ad interessarmi alla letteratura per l’infanzia straniera, a quei libri per bambini e ragazzi, che magari in Italia non sono ancora arrivati, e a quegli autori di cui non si è mai sentito parlare nel nostro Paese, ma che meriterebbero tutto lo spazio e l’attenzione possibili.

    Durante le mie ricerche, mi sono imbattuta in un autore e illustratore colombiano, considerato il pioniere dell’albo illustrato in Colombia: Ivar Da Coll. Un autore contemporaneo, classe 1962, che con i suoi albi e la sua produzione letteraria, viene ad oggi considerato uno dei rappresentanti colombiani più autorevoli per quel vasto genere letterario che è la letteratura per l’infanzia.

    La letteratura per l’infanzia colombiana, occorre dirlo, è stata per molti anni in fase di costruzione e di definizione, e forse solo oggi, si può riconoscere come un genere affermato. Se Ivar Da Coll ne è il precursore dagli anni ‘80 a questa parte, altri nomi compaiono accanto al suo, come quello del famoso poeta Rafael Pombo, Jairo Buitrago, Jairo Aníbal Niño, Triunfo Arciniegas, Yolanda Reyes y María Fornaguera, per citarne alcuni.

    La letteratura infantile colombiana, nonostante una sua prima affermazione negli anni ‘80, ha visto un rallentamento negli anni ‘90, a causa di un’offerta editoriale scarsa e scadente, che privilegiava la commercializzazione di libri di testo scolastici e libri per bambini, provenienti da Spagna e Stati Uniti, e che non ha permesso ad autori e illustratori di emergere.

    Solo nei primi anni 2000, hanno trovato spazio le prime iniziative editoriali indipendenti, grazie all’impulso pubblico e privato come il Plan Nacional de Lectura y Bibliotecas e la prima Fiera del Libro per Bambini, nel 2007 a Bogotà. Importante da menzionare, anche la partecipazione alla Bologna Children’s Book Fair e la vincita del premio come Best Children’s Publisher of the Year – BOP nel 2017 per la casa editrice Babel Libros, e la nomina per lo stesso premio, nel 2020 per la casa editrice Tragaluz.

    Attualmente, il lavoro di IBBY International, che in Colombia ha preso vita con il nome di Fundalectura, è ad oggi il più grande progetto di promozione della lettura e della letteratura per l’infanzia nel Paese.

    Con questa premessa, mi è sembrato dunque interessante potervi raccontare di Ivar Da Coll, un autore a tutto tondo, relativamente recente, che però ha segnato un importante cambio di passo nella letteratura colombiana; la presa di distanza dal didascalismo e dal moralismo, presenti in tanti libri per bambini, e l’abbandono di una visione conservatrice nelle sue storie, è ciò che hanno reso Da Coll, un autore che scrive per bambini così apprezzato.

    Ivar Da Coll nasce a Medellin, il 13 marzo del 1962, da padre italiano e madre di origini svedesi. La sua carriera lavorativa comincia nel teatro, dove lavora come burattinaio: è grazie a questa professione che inizia ad avvicinarsi all’universo dell’infanzia. Dopo alcune esperienze in televisione, esordisce come illustratore nel 1985 con la casa editrice Norma, con la sua prima serie di albi illustrati Chigüiro , che lo rendono celebre in Colombia e in America Latina.

    I temi ricorrenti nei suoi albi sono l’amicizia, il gioco, lo humor. Davanti ad un mondo rigido e pieno di convenzioni, i suoi personaggi si comportano come farebbe un bambino, con spontaneità e sguardo limpido, lontano dai preconcetti degli adulti. Nelle sue storie, prevale il racconto del quotidiano, la relazione tra bambini e adulti, le esperienze di vita che fanno tutti i bambini, le conquiste, i traguardi, le prime indipendenze. I protagonisti delle sue storie sono quasi sempre animali, che incarnano qualità umane, in cui i bambini si immedesimano e si riconoscono.

    Nelle sue opere il conflitto, il momento di tensione, viene messo in atto ed è risolto nello stesso scenario, come se si trattasse di una opera teatrale, in una vera e propria drammaturgia dei conflitti quotidiani dell’infanzia.

    Tra le sue opere maggiori, c’è sicuramente quella di Chigüiro. Le sequenze di questi albi, sono di sole immagini, e mostrano annedoti, brevi storie, situazioni quotidiane, emozioni e comportamenti in cui i bambini si identificano.

    Dal piccolo formato e realizzati a china e acquerello, sono stati recentemente ripubblicati in formato cartonato, per venire incontro alle esigenze dei piccolissimi lettori e dei loro genitori. Se Chiguiro racconta l’universo quotidiano dei bambini, senza bisogno di parole, in “Torta de cumpleanos” (1989), “Garabato” (1990) e “Tengo Medio” (1989), il testo accompagna le illustrazioni, nel perfetto equilibrio dell’albo illustrato. Questi tre albi, pubblicati anche in lingua inglese, raccontano momenti di vita infantile come, compiere gli anni, giocare all’aperto e la paura del buio, avvalendosi di meccanismi di accumulo e ripetizione.

    In “Tengo miedo” (2000), Da Coll mette in scena con una grande padronanza del segno, la paura del buio e della solitudine del gatto Eusebio. In questo albo illustrato, l’uso del rapidografo e della china nera, i contorni ben definiti delle illustrazioni e le sottili linee discontinue, pongono lo sguardo sui personaggi e le loro espressioni. Il testo, ricco di ripetizioni, è in perfetta armonia con le illustrazioni.

    Tra gli altri albi dell’autore “Hamamelis y Miosotis”, “No, no fui yo!”, “Carlos: una familia de monstruos muy humanos”, “A un hombre de gran nariz”.

    Ivar Da Coll è sicuramente un autore di cui si potrebbe parlare a lungo. Chissà se un giorno lo vedremo anche tra gli scaffali delle nostre librerie.

    Segnalo inoltre a chi se la cava con lo spagnolo, un articolo approfondito sulla poetica dell’autore, scritto da una delle maggiori studiose ed esperte di letteratura per l’infanzia colombiane, Beatriz Helena Robledo, riportato nella rivista online Imaginaria.

    Se vi è piaciuto questo articolo, se avete osservazioni o suggerimenti, ditemelo nei commenti qui sotto. Sarà un piacere potervi leggere!

    Tre Libri Alla Volta

  • “Luna e la camera blu”, di Magdalena Guirao Julien e Christine Davenier, tradotto dall’edizione originale francese Louna et la chambre bleu da Federica Rocca, e pubblicato in Italia da Babalibri (2014) è un albo che parla del grande potere dell‘immaginazione.

    Un albo di grande delicatezza e sensibilità, capace di raccontare il mondo interiore di una bambina di nome Luna e del rapporto speciale con la sua nonna.

    “Luna è una bambina tranquilla, troppo tranquilla per gli adulti che non sanno niente della ricchezza dei suoi sogni ad occhi aperti e si preoccupano. Non sanno che a casa della nonna, durante il riposino, Luna attraversa la tappezzeria della camera blu facendoci conoscere la sua vita interiore, piena di tenerezza e fantasia.”

    Tutti a scuola si preoccupano perché Luna è una bambina timida, tranquilla: se ne sta sempre in disparte. A ricreazione per esempio, si siede su una panchina e ama sognare osservando gli altri bambini che giocano. Ma la direttrice della scuola si preoccupa vedendo Luna da sola. Ne parla con la maestra e tatatì tatatà tutta la scuola s’immischia.

    Come mai non vuole stare con gli altri? Perchè si siede sempre in disparte? Dev’essere davvero molto molto timida.

    Quello che però non sanno, è che Luna ha un mondo interiore luminoso e allegro, invisibile ai più, ma non alla sua nonna, alla quale fa visita molto spesso. Quando Luna la va a trovare, le due ridono, contano gli alberi del giardino, cantano, si raccontano storie, cucinano insieme.

    E anche quando la nonna sale nella camera blu (per via della tappezzeria!) per un riposino, Luna continua a raccontare le sue storie ad alta voce. Nasce così una grande avventura immaginaria in cui Luna entra nella tappezzeria della camera e sogna di essere una principessa, una piratessa, una maga, una maestra.

    Accompagnata da un fedele Cane Rosso, frutto della sua immaginazione, Luna crea dei sentieri con una matita rossa, dove lei e Cane Rosso possono rincorrerrsi, facendo fiorire giardini dove giocare a nascondino.

    Le illustrazioni sono delicate e realizzate perlopiù ad acquerello: il tratto approssimativo e i colori delicati e leggeri, ci fanno entrare nel cuore del libro, facendoci sentire parte della storia. Il testo si compone di poche e brevi frasi, ed è presente in ogni pagina vicino all’illustrazione.

    Bellissima ed evocativa la rappresentazione della carta da parati della nonna: per intere doppie pagine, ci ritroviamo in un mondo fatto di scenari romantici ottocenteschi: vascelli, templi in stile greco, fontane, marinai, e poi anche fortezze, boschi, carrozze e galeoni.

    In questo scenario, Luna sogna di entrarvi, correre, giocare; sogna di partire per mille avventure: il tratto rosso a matita segue la sua fantasia e ci mostra l’immensità e la ricchezza dei suoi sogni ad occhi aperti.

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    Buona lettura!

    Tre Libri Alla Volta

  • Quando ho avuto tra le mani questo bell’albo, sono subito stata rapita dalla sua grande delicatezza e raffinatezza. Prima di sfogliarlo, avevo letto su un blog un’ interessante intervista all’illustratrice Komako Sakai, ragion per cui mi sono affrettata a reperire nella mia biblioteca questo bel libro.

    Dalla penna di Hatsue Nakawaki e con le illustrazioni di Komako Sakai, edito in Italia da Babalibri (2016), Aspettami! è un albo dal piccolo formato, quasi tascabile, che parla di scoperte e tempi lenti. Una lettura che ricorda una delle meraviglie dell’infanzia: il gioco senza tempo e la bellezza delle prime scoperte.

    Un albo premiato dalla giuria di Nati per leggere nella sezione Nascere con i libri 6-18 mesi e in Giappone premiato con il Japan Picture Book Award.

    Una bellissima lettura da proporre ai bambini da 1 anno in su.

    Aspettami! (Babalibri)

    Una bambina, sta giocando all’aperto. Forse è un cortile, o un piccolo spazio verde sotto casa: ce ne accorgiamo per l’erba e i fiori che sbucano disordinati dal cemento. Uno spazio aperto, un giardino che è come il mondo: grande e ancora sconosciuto, ma che lei vuole conoscere tutto.


    Con la curiosità di chi ha da poco mosso i suoi primi passi, la vediamo rincorrere una farfalla, accarezzare un gatto, gioire davanti ad un tempo lento, in cui c’è spazio solo per meravigliarsi.

    Dal formato piccolo, quasi tascabile, e dalle pagine cartonate, Aspettami! è quasi un silent book. A dire il vero qualche parola la si trova qua e là: suoni onomatopeici pronunciati dalla protagonista, o poche, pochissime parole. Il ritmo narrativo viene scandito da ripetizioni (Aspettami..) con cui la bambina esorta gli animali ad attenderla.

    Ma di parole questo albo non ha bisogno, perchè le sue illustrazioni, delicate ed essenziali, contornate da un lieve tratto a matita e tinte neutre, sono in grado di farci entrare in una dimensione fatata.

    La prospettiva della storia è appositamente realizzata ad altezza bambino: l’inquadratura bassa e il campo visivo stretto, ci rendono partecipi alla narrazione. Un tempo lento, dilatato, come quando da bambini si gioca e il tempo sembra non passare mai. E durante la lettura, ci sembra di entrare anche noi in questo vortice di lentezza, che viene interrotto quando, il campo visivo si apre, e la bambina viene presa tra le braccia del suo papà.

    La scelta di raffigurare un padre non è casuale: il Giappone è uno dei Paesi dove il divario di genere è più ampio (111° su 144). Le autrici hanno quindi voluto dare un segnale di incoraggiamento, con la speranza che in un futuro prossimo, anche i padri giapponesi, diventino più partecipi della cura dei figli e della dimensione domestica.

    Un vero inno alla scoperta delle piccole cose. Un’ode al vivere lento.

    Andiamo. E’ ora di scoprire il mondo, insieme.

    Buona lettura!
    Tre Libri Alla Volta

  • Dopo il grande successo de “Il viaggio di Piedino”, libro premiato dalla Giuria di Nati Per Leggere come Miglior Libro 6-18 mesi nel 2018, Elisa Mazzoli e Marianna Balducci, hanno esordito nello stesso anno, con una seconda uscita, che parla lo stesso linguaggio grafico e narrativo della prima.

    Parliamo de “Il sogno di Ditino”, un libro leggero (ottimo da portare in borsa o da trascinare per casa!) di piccolo formato, nato dalla penna di Elisa Mazzoli, autrice e narratrice romagnola, e dall’illustratrice Marianna Balducci, classe 1985, anche lei romagnola, riminese, che ama giocare con la grafica per fondere realtà e illustrazione.

    Il sogno di Ditino (Bacchilega Junior)

    Il sogno di Ditino, ci racconta di un Ditino che fa un sacco di cose prima di andare a dormire: vola, esplora, colora, si nasconde e fa cucù, legge una storia e poi va a nanna. E il bacino alla mamma? Anche quello c’è.

    Un cammino, quello verso l’autonomia, che Ditino sceglie di percorrere a partire da ciò che lo circonda: il gioco, il bagnetto, i colori, la nanna. Un percorso che comincia con i primi passi, e con la voglia di conoscere ciò che sta intorno, che aumenta giorno dopo giorno. Lui non lo sa ancora, ma quel cammino è solo l’inizio di grandi grandissime avventure.

    La scelta azzeccatissima di unire fotografia e illustrazione, rende questo libro, un prodotto editoriale a mio avviso ben riuscito, dotato di grande chiarezza comunicativa, immediatezza e capacità di affascinare i bambini nella lettura.

    L’utilizzo di immagini vere come le fotografie, infatti, rende più facile per i bambini piccoli, collocare e riconoscere gli oggetti nello spazio. Anche l’utilizzo del bianco e del nero per i dettagli di fondo, contribuisce a mantenere l’attenzione dei bimbi tutta focalizzata sull’azione di Ditino.

    Come leggere questo libro? Come più vi piace. Vedrete che i vostri bambini inizieranno ad appoggiare le loro manine sulle pagine del libro, cercando di copiare la posizione delle dita che vedono. Potete usarlo per indicare ai bambini le cose della vita quotidiana, per mostrare loro persone, oggetti o renderli partecipi di una cosa che sta accadendo.

    Una lettura molto tenera, che accompagna i bambini alla scoperta del mondo che li circonda. Consigliatissimo.

    Buona lettura!

    Tre Libri Alla Volta