Sydney Smith e la poetica delle piccole cose che non fanno rumore

Ciao, lettrici e lettori di Trelibriallavolta! Anche questo mese ho il grande piacere di essere ospite del blog e questa volta vi propongo un giretto tra le pagine che hanno come filo conduttore il lavoro di Sydney Smith, illustratore canadese che negli ultimi anni è arrivato anche tra gli scaffali delle nostre librerie con le sue opere inondate – a mio vedere – di luce e bellezza.

Un autore capace di dare voce alle piccole cose spesso inascoltate, come i fiori spontanei nati ai bordi della strada, o lo sguardo di un bambino che scruta il mare all’orizzonte.

Sydney Smith, illustratore originario della Nuova Scozia, vive e lavora a Toronto, in Canada. Molti suoi libri illustrati hanno vinto riconoscimenti importanti, tra cui per ben due volte nel 2015 e nel 2017 il premio assegnato dal New York Times al miglior albo illustrato e, nel 2018, la Kate Greenaway Medal per “Town is by the Sea”. Ha ricevuto il Premio Andersen per il Miglior Albo Senza Parole con Fiori di città (Pulce edizioni). Con Piccolo in città (Orecchio Acerbo, 2020), ha vinto la Greenaway Medal 2021 compiendo il passaggio dalla professione d’illustratore a quella di autore unico.

1) Piccolo in città di Sydney Smith (Orecchio Acerbo, 2020)

Piccolo in città, uscito in Italia con Orecchio Acerbo nel 2020, ci trasporta nell’atmosfera di un inverno urbano. Attraverso una serie di tavole dal taglio squisitamente fotografico, quasi cinematografico, seguiamo l’itinerario di un bambino (ma potrebbe anche essere una bambina) tutto imbacuccato con uno zainetto in spalla attraverso una grande città, probabilmente Toronto.

Piccolo in Città (Orecchio Acerbo 2021)

Il piccolo protagonista viaggia da solo in autobus, con l’aria pensierosa. Scende ad una fermata, cammina nel traffico, poi segue un percorso che conosce. Ha un obiettivo, ma lo scopriamo lentamente. Le immagini sono potenti, a tratti tengono da sole la scena, come in un silent book. Le parole iniziamo ad udirle dopo alcune pagine.

Io so che vuol dire essere piccoli in città.

Nel caos della metropoli iniziamo a sentire questa piccola voce: la gente non ti vede, i rumori possono spaventarti, tutto è gigantesco e chiassoso e potresti non sapere cosa fare, dice. Ad un tratto capiamo che quello che stiamo ascoltando è un monologo interiore, o se vogliamo un dialogo silenzioso e intenso rivolto a qualcuno.

Ma io ti conosco. Ce la farai. Se vuoi, posso darti qualche consiglio.

E capiamo che il nostro protagonista è piccolo ma sa dove sta andando, conosce i luoghi del quartiere. Ogni tanto lo vediamo attaccare ad un palo un cartello, per la ricerca del suo gatto scomparso. Nel frattempo ha iniziato a nevicare, e da grigia la città inizia a colorarsi di bianco. Avvertiamo quasi sulla pelle il vento, i fiocchi di neve, le sensazioni pungenti di questo pomeriggio che si fa lentamente buio, le sagome degli alberi, i contorni sfumati dei grattacieli. Il nostro viaggiatore torna verso casa. Fuori dalla porta lo aspetta un abbraccio, e forse (ci viene suggerito ma non mostrato), dietro quella porta, una sorpresa che lo riempirà di gioia.

2) Fiori di città di JonArno Lawson, Sydney Smith (Pulce Edizioni, 2020)

Fiori di città (Pulce Edizioni, 2020)

Fiori di città, ideato dal poeta JonArno Lawson e illustrato da Sydney Smith è un albo senza parole ci porta a fare una passeggiata tra le strade di Toronto seguendo una bambina dal cappuccio rosso che va a fare commissioni con il papà, in una gradevole mattinata di primavera.

Lo scenario urbano nel quale la coppia si muove è tratteggiato in bianco e nero; nelle prime pagine, l’unica macchia di colore è la giacchetta rossa della bimba.
Padre e figlia camminano per mano e attraversano vari paesaggi e quartieri. Il padre fa la spesa, parla al telefono, con il fare sicuro e spedito dei grandi distratti che però sanno dove andare. La figlia, con il suo sguardo bambino, rallenta il passo, si distacca e ritorna, osserva una miriade di particolari. Ed iniziano a comparire macchioline di colore: sono i fiori di città, quelli che spuntano tra le crepe del marciapiedi o dei muri, quelli che crescono inosservati, nel tran tran cittadino. La bambina li nota e inizia a raccoglierli.

Man mano, altri elementi del paesaggio iniziano a colorarsi, quelli su cui si posa il suo sguardo, sensibile al respiro e al movimento costante della città. E poi il suo sguardo inizia a trasformare ciò che vede, attraverso piccolissimi gesti.

La bellezza di questo albo mi ha lasciato senza fiato. Una bellezza e una meraviglia che sono ovunque – non “nonostante” o “persino” in città, ma proprio nella città. Parte integrante di questa meraviglia è il silenzio, l’assenza di testo che invita ad un’esperienza ancora più immersiva.

3) Io parlo come un fiume di Jordan Scott e Sidney Smith (Orecchio Acerbo, 2021)

Io parlo come un fiume è un albo illustrato approdato di recente nelle nostre librerie, nato dalla collaborazione con Jordan Scott, in cui Smith si fa interprete delicato e intenso del vissuto di un bambino con la balbuzie.

Io parlo come un fiume (Orecchio Acerbo, 2021)

In Io parlo come un fiume, la luce accarezza la cameretta e i giocattoli del piccolo protagonista, che come ogni mattina, si alza e inizia una nuova giornata nella quale dovrà fare i conti con la fatica di vivere immerso in un mondo di parole e suoni che conosce, che sono vivi e tridimensionali nella sua mente, ma gli rimangono intrappolati in bocca.

La scuola è il luogo dove il suo disagio si esprime al massimo: questa, poi, è una mattina “no”. Bloccato e spaventato, il nostro protagonista si sente sopraffatto dalle parole che sente nella gola, sulla lingua, che non riescono ad uscire, in soggezione di fronte allo sguardo del maestro, e soprattutto dei compagni.

Ad allentare la morsa di questa tensione, arriva il padre, all’uscita da scuola. Finalmente un adulto con il quale il bambino può condividere un confortevole silenzio e un abbraccio che sa ricomporre i suoi pezzi. Il padre lo porta al fiume, e a quel fiume paragona il figlio, che finalmente trova una forma, un elemento nel quale riconoscersi. Il fiume che è via via gorgogliante, tumultuoso, calmo diventa il luogo, fisico e mentale, capace di restituirgli un senso di sé integro, completo.

4) La mia città sul mare di Joanne Schwartz e Sidney Smith (Pulce Edizioni, 2020)

Ne La mia città sul mare (Town is by the sea nell’edizione originale) Smith presta il suo sguardo e la sua arte al racconto di un’esperienza collettiva ben precisa, quella delle città minerarie del Canada.

Attraverso i testi di Joanne Schwartz e le vibranti illustrazioni di Sydney Smith visitiamo la cittadina di Cape Breton negli anni ’50. La vediamo attraverso lo sguardo di un bambino che vive di fronte all’oceano e in simbiosi con un mondo naturale vibrante di vita. Il suo sguardo, però, si posa spesso sulle onde sapendo che suo padre, mentre fuori il sole investe di luce la casa, il campo giochi, le strade nelle quali il bambino gioca, è sottoterra, nelle miniere di carbone. Un’attività dalla quale dipende il benessere della sua città, che accompagna e segna profondamente la vita – una vita di lavoro duro, faticoso, pericoloso – di tantissime persone.

In una lenta e continua tensione tra sopra e sotto, tra l’immenso spazio delle colline verdi che si affacciano sull’oceano e le gallerie sotterranee dove sappiamo che si trova il papà, seguiamo il bambino in una lunga giornata estiva. Alle pagine che riverberano della luce del mare e dei campi si alternano, in netto contrasto, doppie pagine quasi completamente nere, nelle quali vediamo il papà e i suoi colleghi trivellare, piazzare gli esplosivi e allontanarsi.

Ad un certo punto, vediamo la galleria vuota. Ma l’ombra del papà compare sulla porta: un’altra giornata di lavoro è finita, ed è rientrato, sano e salvo. La famiglia condivide la cena e qualche momento di relax, tutti accoccolati sulla panchina nel portico, a guardare il mare. Quel mare a cui le loro vite sono inestricabilmente legate, che incarna in sé la bellezza imponente della natura e il conforto che ne deriva, e al contempo la potenza della natura e i rischi insiti in un lavoro come quello dei minatori.

Di notte, il bambino ascolta i rumori del mare e pensa al padre, ai tunnel sotterranei che, in un giorno non lontano, anche lui dovrà percorrere, come gli uomini della sua famiglia prima di lui.

Ho incontrato questo illustratore per la prima volta tra le pagine di Piccolo in città, e da allora l’ho cercato e ritrovato con piacere altrove, e ogni volta è stata una scoperta. Il suo tratto è al contempo riconoscibile e versatile, a denotare una grande capacità di adottare voci, toni, modalità di narrazione pur mantenendo una propria intensità e vividezza di fondo. Vi piace il suo stile? Quali sono le vostre illustratrici e i vostri illustratori del cuore?

Lawson, J., Smith, S. (2020). Fiori di città. Pulce edizioni

Schwartz, J., Smith, S. (2017). Town is by the sea. Walker Books (ed.italiana La mia città sul mare, Pulce edizioni).

Scott, J., Smith, S. (2021). Io parlo come un fiume. Orecchio acerbo editore.

Smith, S. (2020). Piccolo in città. Orecchio acerbo editore.

Chi è Polly (Elena Poletti)?
Sono una lettrice appassionata di letteratura per bambini e ragazzi, sulla quale continuo a formarmi e di cui scrivo nel mio blog Immaginarie (https://immaginarie.net/). Nella vita fuori dalle pagine, ho studiato nell'ambito delle scienze sociali e lavoro nella comunicazione nel non profit. 'Da grande' vorrei cambiare (un pochino) il mondo e, alla fine, diventare una brillante vecchia eccentrica.

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