Quante parole conoscono i ragazzi di oggi? Riflessioni sparse sulla lettura ad alta voce.

“Ogni parola che non conosci è un calcio in più che avrai nella vita” – don Milani

Quante parole conoscono i ragazzi di oggi?

Maurizio Parodi, dirigente in quiescenza e autore del libro “Non ho parole – Analfabetismo funzionale e analfabetismo pedagogico” afferma che si assiste sempre più ad una perdita di parole. Le parole non “attecchiscono” e si hanno così poche parole per esprimere le proprie idee, le proprie emozioni, che così sfuggono, disconosciute giacché innominate.

I giovani sono di poche parole nel senso che non ne conoscono molte e ne usano ancora meno.

Se mancano le parole significa che non ci sono state esperienze significative, input culturali e soprattutto non c’è stata lettura a sufficienza, lettura di qualità, capace di aprire occhi e orecchie.

C’è chi si difende dicendo che leggere lo si fa tutti i giorni, ad esempio quando leggiamo un testo sullo schermo del nostro cellulare. Ma è così davvero? E’ la stessa cosa leggere un risultato di Google rispetto alla pagina stampata di un libro? Che ne pensate?

La lettura di libri, riviste e giornali può sicuramente aumentare la conoscenza lessicale e la comprensione di un testo, ma non solo. Uno dei modi migliori per conoscere più parole e avere una proprietà di linguaggio più ampia, nasce dall’abitudine all’ascolto a partire dalla lettura ad alta voce, strumento fondamentale nel creare un terreno fertile per l’apprendimento di nuove parole e concetti.

“La parola è la chiave fatata che apre ogni porta” – don Milani

Lettura ad alta voce: non solo parole

Se vogliamo crescere bambini e ragazzi “di tante parole” la lettura ad alta voce è una tappa importante in questo percorso.

Quando si parla di benefici concreti della lettura, occorre tenere presente che quando un genitore legge a suo figlio, lo dovrebbe fare per il puro gusto della lettura e dello stare insieme, non certo perchè spera che il suo bambino un domani impari a leggere precocemente..

Tuttavia, gli esperti hanno individuato benefici appartenenti a tre categorie principali:

1) cognitivi
2) linguistici ed emotivi
3) relazionali

Dal punto di vista cognitivo, la lettura ad alta voce ha effetti sulla memoria, sulla capacità di attenzione e di problem-solving. A livello linguistico, già si è detto come la lettura ad alta voce sia in grado di ampliare il vocabolario, aiutare ad una maggiore comprensione del testo e far crescere le future abilità di lettura. Dal punto di vista emotivo e relazionale, il leggere insieme, fa rafforzare le competenze relazionali e di empatia, aiutando a costruire legami di fiducia e di ascolto.

Leggere albi illustrati: tra quotidianità e prime scoperte del mondo

Kvêta Pacovská, artista e illustratrice di origine ceca e medaglia internazionale Hans Christian Andersen (1992 ) diceva che l’albo illustrato è la prima galleria d’arte che il bambino visita. Una galleria d’arte, in cui testo e immagini di un libro, integrano e rafforzano le esperienze dal vero.

Fin dai primi mesi di vita, la lettura condivisa rappresenta una valida impalcatura per sostenere il bambino nell’acquisire la capacità di controllo e gestione dei suoi impulsi e di regolazione emotiva. E nel famoso saggio Leggimi forte di Rita Valentino Merletti e Bruno Tognolini passano in rassegna tutti gli aspetti positivi della lettura ad alta voce. Se non lo avete ancora letto, lo trovate qui.

La lettura ad alta voce dovrebbe diventare una pratica quotidiana, fatta senza forzature, in un momento rilassante e raccolto. Pensate al logo di Nati Per Leggere: una mamma con in braccio il suo bambino e un libro aperto. Io amo leggere perché amo te, sembra dirci.

Bellissima e degna di essere menzionata, anche la filastrocca di Nati Per Leggere composta dal poeta Bruno Tognolini:

Leggimi subito, leggimi forte

Dimmi ogni nome che apre le porte

Chiama ogni cosa, così il mondo viene

Leggimi tutto, leggimi bene

Dimmi la rosa, dammi la rima

leggimi in prosa, leggimi prima.

Leggere è un gran bel modo di crescere

Leggere è un gran bel modo di crescere scrive Cristina Petit nel libro taccuino “Tutti i libri che abbiamo letto insieme”:

“Si cresce leggendo. Leggendo si cresce. […] 

I libri aiutano a diluire le emozioni così forti e improvvise e amplificano le loro ottime intuizioni sul mondo. La lettura fornisce nei piccolissimi l’attivazione del pensiero analogico e la vita comincia ad avere un ordine perché la storia nella sua massima finzione, fa emergere le qualità narrative della propria esistenza e improvvisamente il mondo è più comprensibile e amabile[…] 

Un libro fin da piccoli ci allena alla pazienza perché la storia non arriva tutto e subito. Io regalo il tempo alle parole e loro dentro di me diventano qualcosa di molto più maestoso perché sono noccioli di grande lentezza”.

Sempre in questo testo Cristina Petit afferma poco dopo:

La pratica della lettura condivisa fin da piccoli è il modo più efficace per apprendere ed amare i libri e la lettura. Tutti i bambini hanno bisogno di storie e di un genitore che trasformi le parole che legge in carezze, coccole, risate.”

Leggere a scuola: accesso alla lettura e democrazia cognitiva

Prima ancora di apprendere tecnicamente a leggere, i bambini imparano a leggere ascoltando, si preparano cioè con specifiche tappe a sviluppare un’altra abilità più complessa e articolata che è quella della lettura autonoma. Ma questa è un’altra storia.

Anche se la famiglia è la prima culla della lettura, un altro spazio privilegiato è la scuola.

Federico Batini nel suo libro “Leggimi ancora. lettura ad alta voce e life skills” (Giunti Scuola, 2018) scrive che: “non è realistico pensare che i progetti di promozione della lettura rivolti ai genitori, per quanto importanti, risolvano il problema dell’enorme differenza in termini di accesso ad esperienze di lettura  per i bambini. Spesso a questi progetti, inoltre, partecipano prevalentemente genitori che hanno già a cuore il tema approfondendo, se possibile, le differenze“.

E ancora:
Le scuole rappresentano l’unico ambiente dove è possibile raggiungere tutti, cercando di attenuare gli effetti negativi che si associano alle condizioni di svantaggio. Dell’abitudine della lettura deve farsi carico il sistema di istruzione dedicando un tempo adeguato.

Federico Batini parla da sempre di lettura ad alta voce come concetto di democrazia cognitiva, in grado di rispondere alle differenze sociali che alcuni bambini si portano sulle spalle.

Ecco perché è importante leggere a scuola ogni giorno. 

Gli insegnanti appaiono quindi come donatori di storie, a loro il compito di scegliere bei libri e belle storie e regalare lettura libera e non volta alla verifica di abilità.

Nella mia esperienza di maestra posso dire che la sensazione che ho è che le maestre sono troppo impegnate a riempire quaderni e poco a riempire i cuori. 

Concludo, con una citazione di Plutarco, che diceva che “gli studenti non sono vasi da riempire ma fiaccole da accendere”.

Un modo per accendere le scintille è leggere tante belle storie. 

Chi è Simona Tondo?
Sono insegnante nella scuola primaria a Lizzanello, provincia di Lecce e mamma di due gemelline di 7 anni.
Laureata in Scienze Pedagogiche e Scienze della Formazione Primaria. Da circa 10 anni mi occupo di letteratura per l'infanzia e promozione della lettura a scuola e fuori dalla scuola. Ho frequentato corsi con Nati per Leggere, AIB, Hamelin, Artebambini e Accademia Drosselmeier. 

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