Ecosaggezza, passeggiate nel bosco e albi illustrati

Alba di Orecchio Acerbo

“Le storie ispirate alla terra ci hanno aiutato nel tempo a sopravvivere, a trasmettere informazioni, a educare, a formare le coscienze. La dimensione narrativa legata alla Natura racchiude in sé il significato dell’essere al mondo, che a propria volta è profondamente legato alla sfera sensoriale, al percepire attraverso i sensi.” (Educare al pensiero ecologico, Topipittori , 2020)

“Camminare, guardare il cielo stellato, ascoltare il rumore del mare, osservare piante, paesaggi, animali e fenomeni naturali sono azioni di cui i narratori fanno esperienza e che poi ritroviamo nelle storie sotto forma di parole e immagini”.

Diversi mesi fa mi sono imbattuta in un saggio di Topipittori dal titolo Educare al pensiero ecologico. Ammetto che prima di prenderlo in mano, lo avevo visto tante volte sugli scaffali della libreria, e quella dicitura “pensiero ecologico” mi aveva sempre un po’ incuriosito. Non sapendo bene cosa aspettarmi ho iniziato a leggerlo. E’ stata una lettura appassionante e suggestiva, che vi invito a fare.

Il saggio, della sociologa Rosa Tiziana Bruno, ha come punto di partenza una criticità: numerosi studi evidenziano come bambini e adolescenti stiano vivendo in una condizione di distacco dall’ambiente naturale, un deficit da contatto con la natura. Non da ora naturalmente. L’uomo con il passare dei secoli, si è sempre più allontanato dalla natura, ad esempio da quando ha iniziato ad abbandonare la campagna per vivere in un ambiente urbano. Quali siano le cause di questa disconnessione con il mondo naturale non si sa con certezza. La tecnologia? Sì, ma non solo quella.

Con una serie di analisi interessanti e dati alla mano, l’autrice giunge a una tesi centrale: viviamo in un momento storico in cui la necessità di preservare il nostro pianeta è più forte che mai. Se vogliamo creare un pianeta sostenibile è necessario che i bambini sviluppino quella che l’autrice definisce ecosaggezza ovvero l’intima consapevolezza della connessione che ci lega a tutti i viventi. Solo in questo modo, quando gli esseri umani si sentiranno intimamente legati al proprio pianeta, potranno prendersene cura sul serio.

L’autrice propone quindi l’albo illustrato come strumento di partenza per prepararsi a gustare l’incontro con la Natura e per suscitare riflessioni in bambini e ragazzi, suggerendo spunti di attività, testimonianze e letture svolte con classi della scuola dell’infanzia e scuola primaria.

E parlando di rapporto con la natura, ci sono due albi illustrati molto significativi in questo senso: Gita notturna di Marie Dorléans (Gallucci, 2019) e Alba di Daniel Fehr e Elena Rotondo (Orecchio Acerbo, 2021). Entrambi narrano un’esperienza simile: quella dello svegliarsi quando ancora è notte, per ammirare e osservare l’arrivo del nuovo giorno. Due albi diversi tra loro dal punto di vista dell’illustrazione e della narrazione, ma molto simili nel mettere in scena la bellezza della condivisione di un momento nella natura per imparare a sentirsi parte di un tutto.

Gita notturna (Gallucci, 2019)

Dal titolo originale francese Nous avons un rendez-vous (letteralmente abbiamo un appuntamento), la storia è ambientata di notte, una notte d’estate, dove le strade del paesello deserto continuano ad emanare la calura del giorno. Una famiglia si sveglia durante la notte. Due bambini, fratello e sorella, si vestono senza fiatare nella camera buia, illuminati dalla luce fioca delle abat-jour. Attraversano i campi, si addentrano nel fitto del bosco.

“C’è un’aria che sa di pioggia, un profumo di muschio misto a un odore rassicurante di corteccia”

Al loro passaggio, gli animali selvatici li osservano incuriositi, da lontano. Sopra uomini e animali, un firmamento di stelle. E in tutto questo spettacolo offerto dalla natura, mamma e papà mostrano ai loro bambini che la fatica di alzarsi presto e di salire ripidi sentieri, per arrivare all’appuntamento ( questa è la parola che viene ripresa più volte nel corso del testo e dal titolo originale francese), vale la pena mille e mille volte.

Gita Notturna (Gallucci, 2019)

Allo stesso modo, Alba di Daniel Fehr e Elena Rotondo, è capace di evocare attraverso le sue tavole la vicinanza con la natura. Un bambino e il suo papà attraversano il quartiere silenzioso, colmo di quel silenzio e immobilità che solo la notte sa dare. Anche qui come in Gita notturna, la luce è un elemento centrale: quella fioca della soglia di casa, quella dei lampioni, quella fumosa della torcia.

“Non mi sveglio mai a quest’ora. A quest’ora normalmente dormo. Oggi no. Oggi sono sveglio. Papà mi da i miei vestiti tiepidi. Scendo le scale e infilo giacca e scarponcini. Ora usciamo.”

In poche tavole il paesaggio cambia e il quartiere abitato lascia spazio alla foresta. C’è un pontile di legno da attraversare, e un torrente che ora scorre lento ora più impetuoso. Il papà cammina davanti con un bastone in mano, non dice una parola. Il bosco si anima, i tronchi sembrano volti, gli animali selvatici li osservano dall’alto o da un cespuglio, in un interessante gioco di prospettive che mostra il punto di vista degli animali o si focalizza su piccoli dettagli.

La narrazione avviene in prima persona, seguendo i pensieri e i timori del bambino, e l’essenzialità del testo lascia spazio all’immagine che arricchisce e colma di significato. Dopo una lunga passeggiata, arriva finalmente lo svelamento: padre e bambino, ognugno per conto suo, vengono sorpresi dalla luce dell’alba che illumina dove prima era buio.

“Non mi sono accorto di quando la luce ha iniziato a cambiare. Il nero è diventato grigio. Il grigio è diventato rosso e blu. E giallo. Ora è luminoso. Ora è verde. Ora è caldo. La foresta canta”

E forse è proprio questo il significato più profondo di ecosaggezza, in cui il contatto ravvicinato con la Natura è capace di mostrare all’uomo, come egli è parte di una grande comunità da custodire e preservare, che vede intimamente connessi mondo naturale, animale ed esseri umani.

Per concludere, come scrive Rosa Tiziano Bruno nel suo saggio “l’educazione al pensiero ecologico ha bisogno della letteratura, perché leggere buone storie è il modo privilegiato per confrontarsi con le proprie emozioni e riuscire a comprendere quelle altrui, per imparare i sentimenti, per avviare riflessione sull’esistenza. Incoraggiare le passeggiate nel bosco, o predicare l’altruismo, risulterà inefficace fino a quando ci considereremo separati gli uni dagli altri, incapaci di riconoscerci membri di una medesima grande comunità.”


Cosa può fare la scuola per la Natura e per un mondo sostenibile? E cosa la Natura può fare per la scuola?

Aspetto le vostre riflessioni nei commenti!

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