La città come luogo negante negli albi illustrati

Quale idea di città prende forma nella letteratura per l’infanzia?

È una domanda che mi accompagna da quando, in un paper scritto recentemente per l’università, ho iniziato a indagare la rappresentazione dell’infanzia nei contesti urbani, concentrandomi soprattutto sugli albi illustrati. In buona parte della produzione editoriale destinata ai bambini, la città è poco presente. E quando compare, spesso assume tratti negativi. È il luogo del pericolo, dello smarrimento, della perdizione. Raramente la città è raccontata come spazio di scoperta, relazione, autonomia.

Il punto di partenza della mia ricerca è stata la storica contrapposizione tra infanzia e città, le cui radici affondano nell’eredità romantica e nella successiva idealizzazione pedagogica della natura (Se vi interessa l’argomento qui il link all’articolo dove ne parlo). Questa tradizione culturale e letteraria ha contribuito a costruire un immaginario in cui lo spazio urbano appare, in una parte significativa della letteratura per l’infanzia, come luogo negante, e per questo spesso escluso dalle narrazioni rivolte ai bambini.

Le città della letteratura per l’infanzia sono spesso cupe, insidiose, come quella illustrata da Roberto Innocenti in “Cappuccetto rosso. Una fiaba moderna” di Aaron Frisch e Roberto Innocenti, (La Margherita, 2012). Qui, il testo e le illustrazioni mettono in scena un’infanzia che deve correre al riparo dai pericoli che la città porta con sé, un’infanzia costretta a muoversi tra gli interstizi e negli spazi residuali. In questa storia, la protagonista Sofia deve raggiungere la nonna, muovendosi tra le strade della città con una tensione che ricorda un vero e proprio rito di passaggio. La città è ostile e caotica e tutto sembra confluire nel centro commerciale The Wood, un espediente simbolico che ribalta la tradizionale ambientazione boschiva della fiaba. Nell’albo viene costruito un vero e proprio contrappunto testo-immagine: mentre il testo evoca la foresta, le illustrazioni presentano una metropoli degradata, generando uno scarto narrativo che amplifica il senso di smarrimento nel lettore. La figura del lupo qui non appare ma prende vita nei pericoli umani e sociali nascosti tra le pieghe della città, in cui il pericolo non deriva soltanto dall’ambiente circostante, ma anche dal modo in cui questo può corromperci e trasformarci, in una città in cui – citando il testo – “vale la legge del più forte: i più piccoli cedono il posto ai più grossi”

Cappuccetto Rosso. Una fiaba moderna. Aaron Frisch, Roberto Innocenti (La Margherita, 2012)

Anche la città in cui si avventura Orsetto è ricca di insidie: in Orsetto va in città di Anthony Browne (Vanvere, 2023) il protagonista è un piccolo orsetto di peluche che esce dal bosco e si avventura in città. L’ambiente urbano, però, non lo riconosce: gli adulti procedono in fretta, lo calpestano senza vederlo, e la sua presenza infantile appare fuori luogo. L’orsetto possiede una matita magica, con cui può dare vita a ciò che disegna: questo dispositivo narrativo può rappresentare simbolicamente la capacità dell’immaginazione infantile di intervenire sulla realtà. Accompagnato da un gatto appena incontrato, l’orsetto sperimenta subito la durezza della città quando un uomo in cappotto nero cattura l’animale e lo carica su un furgone. Grazie alla matita magica, l’orsetto riesce a liberare il gatto e altri animali, e disegna una porta che conduce – indovinate un po’? – a un prato: uno spazio aperto, non regolato, che si configura come luogo di libertà e possibilità, lontani dalla città che non è stata in grado di vedere e di accogliere.

Anche Cappuccetto Giallo di Bruno Munari pubblicato negli anni Settanta ha come sfondo una grande metropoli con alti grattacieli grigi, un traffico caotico e grandi semafori. Al pian terreno di un enorme grattacielo vive infatti Cappuccetto Giallo, con la mamma – che fa la commessa al supermercato e il papà che fa il custode in un parcheggio di auto. Come nello schema della fiaba tradizionale, la bambina viene mandata a casa dalla nonna, questa volta con “un panierino di plastica gialla con dei limoni, dei pompelmi e una bottiglia di olio del Garda”. Quando la bambina si avventura per le strade della città l’elemento di minaccia si materializza nella figura dell’automobilista-lupo, individuo sospetto e aggressivo che incarna le paure legate al pericolo urbano. L’insidia del lupo viene quindi traslata nel contesto della città, trasformandosi in una minaccia moderna e metropolitana. L’unico elemento di salvezza per Cappuccetto Giallo risiede nell’intervento quasi magico dei canarini, simbolo di una natura necessaria per controbilanciare la pericolosità della città.

Cappuccetto Giallo. Bruno Munari (prima edizione Corraini, 1972)

Certamente, accanto a narrazioni come quelle di cui ho parlato sopra, negli ultimi anni sono stati pubblicati albi che scelgono consapevolmente la città come spazio vitale come, per citarne un paio, in Al Mercato (2019) di Susanna Mattiangeli e V. Nikolaeva per Topipittori o Questa notte ha nevicato di Ninamasina (Topipittori, 2017). In queste narrazioni l’ambiente urbano non è più lo sfondo ostile da cui fuggire, ma uno spazio da abitare ed esplorare. Questi albi sono però ancora una minoranza.

Concludo riprendendo la domanda iniziale: quale idea di città prende forma nella letteratura per l’infanzia?

La risposta rimane aperta, perchè tante sono le considerazioni e le posture, ma una cosa è certa: se l’urbano continua a coincidere quasi automaticamente con il rischio e il pericolo, l’infanzia finisce per esserne esclusa. E invece ha bisogno di tornarvi, anche nella letteratura, non come presenza fuori posto, ma come parte legittima e vitale dello spazio urbano.

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Manuela

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